Nasce una nuova casa editrice in città, a conferma di una solida tradizione. Da Angelo Fortunato Formiggini a Ugo Guandalini che con Antonio Delfini fondò Guanda, fino agli editori più recenti, rappresentati, ad esempio, da Franco Cosimo Panini e dalla generazione degli eredi, è davvero ricco l’elenco delle imprese culturali che hanno messo in luce, e poi salvaguardato, titoli e autori che altrimenti sarebbero volati via come foglie d’autunno. 

“Asterione”, che si è appena affacciata sulla scena nazionale, con sede legale a Modena, deve il suo nome al Minotauro cretese e alla suggestione del labirinto di Cnosso nel quale, secondo mitologia, fu poi rinchiuso. Secondo Borges, il Minotauro rimpiangeva di non avere mai saputo distinguere una lettera dall’altra. Secondo i fondatori di “Asterione”, Barbara Gambigliani Zoccoli e Raffaele Cavani, “ci ha messo quarant’anni a imparare a leggere. Ora che ha imparato, si concede il lusso di leggere esclusivamente i libri che ama e di pubblicare solo quelli”. Due le collane: “Aemiliana”, che pubblica autori del territorio, e “Ouroburos”, che presenta eccentrici foresti. La direzione editoriale è dello scrittore Roberto Barbolini . 

Il titolo d’esordio è un outsider, un numero zero che apre la strada con un’edizione a tiratura numerata. “Alborán, 110 racconti in centodieci parole”, di Glauco Ballantini, sarà presentato sabato 10 novembre alle 18, nel Salotto Culturale di Simonetta Aggazzotti, in viale Martiri della Libertà 38, da Roberto Barbolini, con la partecipazione di Dario Ballantini, fratello di Glauco, pittore, scultore, musicista, comedian.

Glauco Ballantini, autore di testi per trasmissioni radiofoniche Rai (“Ottovolante”, “Vintage People”, “RidiRai”) è alla sua prima raccolta di racconti, con prefazione di Enzo Iacchetti. L’autore organizza il testo come un’architettura per visionari, quasi come uno spartito in prosa, per suonare, fra una storia e l’altra, note di Francesco Guccini e Fabrizio De André. Claudio Baglioni per le ragazze.

Micol B., e non potrebbe essere altrimenti, resterà nel firmamento dei bambini mai nati come una cometa intermittente, che s’accende e si spegne fra il primo e l’ultimo paragrafo senza perdere mai la coda. L’utilitaria delle stagioni migliori farà capolino anche fra mille stagioni, la forza della condivisione on the road sia con tutti noi. Qua e là spuntano fachiri e matrimoni. A pagina 27 ci aspetta il “mare esistenziale”, altrove “Casatchock”, il ballo della steppa, Jessica Rabbit, lectio magistralis, tendoni da circo e amiche delle medie, erba spagna e diseredati, vespri “comunisti” e un trogolo per i porci mannari. 

 

Sulla rampa di lancio delle collane di “Asterione” ci sono già due titoli: per quella riservata agli autori del territorio la riedizione del romanzo “Emiliana” di Giuseppe Pederiali a vent'anni dalla sua prima uscita e, per Ouroburos, dedicata agli eccentrici foresti, “Di male in peggio”, di Vittorio Orsenigo, che per Roberto Barbolini, direttore editoriale, “rimane, a 92 anni, una delle sicure promesse della letteratura italiana”. Potremo così ritornare nel ducato di Modena agli albori del Risorgimento grazie a Giuseppe Pederiali e perderci nei frammenti “di un divagare leggero e onnivoro” orchestrati da Vittorio Orsenigo. Dalla “figlia della colpa” generata allo scoppio della Restaurazione ai “cortocircuiti spazio-temporali” di un autore, che fra le altre cose, è regista, artista e intellettuale di inclinazione surrealista.

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