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25 Febbraio 2019

ASTERIONELEGGE ED ORSENIGO

Il titolo di questa nota può far pensare all’incontro di due personaggi mitologici, d’origine cretese il primo e celtica il secondo, ma non è così, o quasi non è così.
Asterione è il nome di una nuova casa editrice, diretta da Roberto Barbolini, che ho presentato alla quale è stato dato il nome del leggendario Minotauro.

Vittorio Orsenigo, è un personaggio favoloso sì, ma nel senso che vedremo tra poco.

Alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, nacque una dizione critica che profilava quale poliartista chi si esprimeva su più aree artistiche, talvolta ibridandole: Dizione che ben s’attaglia a Vittorio Orsenigo. 
In lui non si trovano contaminazioni ma un articolato multicodice praticando plurali, distinti, campi espressivi. Regista, infatti, di prima fila (spettacoli di Jarry e Apollinaire al Piccolo Teatro di Milano), pittore (ha esposto accanto a Pomodoro, Munari, Baj), poeta, traduttore, ha pubblicato molti libri debuttando dopo gli ottant’anni. A proposito… dimenticavo… tiene a far sapere che è uno studioso di barriere coralline.

L’occasione di queste righe è data da un suo volume, pubblicato da Asterione con una brillante presentazione di Barbolini, intitolato Di male in peggio.
Diceva un tale “Ti scrivo una lettera perché non ho tempo di scrivere una cartolina”, manifestando così la difficoltà d’essere brevi. La brevitas, celebrata dai latini, è poco onorata ai giorni nostri, intorno vedo romanzi che costringono chi li legge (ma se lo meritano) a esercizi da sollevamento pesi per portarseli appresso.

Orsenigo, come dimostra “Di male in peggio”, possiede al sommo grado quella virtù scrittoria della brevità e offre a chi legge lampi d’intuizioni, folgori di giudizi, scoppi d’indignazioni, in rapide e talvolta sapide righe. La sua pagina ha l’eleganza del volatile e la forza felina del morso.

Perché Orsenigo non è noto quanto meriterebbe? Perché è un caso. E quando lo si diventa, in ogni campo dell’arte sono guai.
Eppure di lui hanno scritto in tanti, Scoperto da Elio Vittorini, elogiato da Quasimodo, anche molti altri l’hanno notato. Estraggo dal web qualche parere.
Giuseppe Pontiggia (che tentò invano più volte di farlo pubblicare) dice a proposito delle lettere ricevute da Orsenigo: "Essere il destinatario di uno scrittore estroso e caleidoscopico quale lui è un privilegio di cui sono orgoglioso. Raramente invenzione e ironia, simpatia e grazia hanno trovato come in queste lettere il loro felice punto d'intersezione”.
Maurizio Cucchi afferma che "da qualche tempo mi capita di leggere con piacere uno scrittore che in fin dei conti potremmo definire 'nuovo'. Nuovo, infatti, perché buona parte dei suoi libri sono usciti in questi ultimi anni, pur non trattandosi di autore propriamente giovane, visto che è nato nel 1926.[...] I motivi di stima, dunque, che ci può offrire questo scrittore sono diversi. Se l'attenzione d'oggi fosse più concentrata sulla qualità dell'opera, Orsenigo potrebbe costituire un caso letterario".
Daniela Marcheschi: "Bizzarro e divagante secondo una tradizione umoristica che, con Porta e Rajberti, ha avuto fecondi sviluppi nella cultura milanese e nella letteratura italiana dell'Ottocento in poi".
Massimo Onofri: "Così come l'esistenza, i libri veri non possono avere trama. Orsenigo lo sa da sempre e straparla. Ma straparlando, stravede".

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