Di male in peggio

 

Non poteva essere che “Di male in peggio” di Vittorio Orsenigo, artista, regista e scrittore di inclinazione surrealista, il nuovo titolo della collana “Ouroboros” dedicata agli eccentrici foresti.

Definito da Massimo Onofri “Scrittore supremamente eccentrico, persino nel conto degli eccentrici”, per Roberto Barbolini “rimane una delle sicure promesse della letteratura italiana”. “Eterno puer”, maestro di “un divagare leggero e onnivoro”, Vittorio Orsenigo è un acrobata, classe 1926, eternamente sospeso sul filo testuale, che si muove nella dimensione letteraria forse più ricca di insidie, quella brevitas, che racchiude in un pugno di parole l’intero impianto letterario e mentre sembra intenta a cantare per affascinarci o per divorarci, come una sirena, con un colpo di coda ci regala la fine.

Collaboratore di Elio Vittorini (che lo ha scoperto) alla Casa della Cultura di Via Filodrammatici a Milano e di Paolo Grassi al Piccolo Teatro, ha firmato regie ricordate con ammirazione da Salvatore Quasimodo, con scene e costumi dei suoi adattamenti teatrali disegnati da Pierluigi Pizzi.

Del suo lavoro hanno scritto critici e autori, tratteggiando, come forse solo la musica potrebbe fare con la stessa leggerezza, il profilo di una carriera tanto unica quanto feconda.

Come artista ha prodotto opere che hanno ispirato critiche espresse in forma di poesia: a proposito di alcuni suoi fogli dipinti Raffaele Carrieri ha scritto: “Se chiedessi a un pettirosso di mostrarmi il prato dove ha trascorso la notte mi farebbe vedere fogli come questi”.

“Bizzarro e divagante” per Daniela Marcheschi, “estroso e caleidoscopico” per Giuseppe Pontiggia, è autore di prose brevi che scoccano frecce micidiali, cogliendo alla fine di una traiettoria solo apparentemente ricca di luoghi comuni, bersagli che ci sorprendono. È l’infermiera del turno di notte che ci fa visita, il tordo balordo, (morto), e dunque “rigido e molto sulle sue” che vola, comunque, insistente, fuori dalla finestra; fa la sua apparizione anche Robinson Crusoe “intento a spiare tremebondo l’arrivo sulla spiaggia dei cannibali”, mentre non manca, (come potrebbe?), un kimono di seta giapponese color malva. Presenti, pure, ed è un piacere scoprirlo, sentenze sociologiche che sembrano uscite dalla penna di un (socio)poeta: “Camuffarsi con barba e baffi è utile solo agli attori e unicamente quando si trovano sul palcoscenico”. Regista, scrittore, pittore e studioso di barriere coralline, è circondato da un’aura surreale che, in qualche modo gli appartiene. Armatevi di un caleidoscopio per leggere fra le righe, riconoscerete Charles-Henri Sanson, il boia di Parigi, la principessa Sissi e un branco di lupi, mentre, sullo sfondo, sfilano carrozze che trasportano, insieme, merci e passeggeri.

 

 

 

Chi è Vittorio Orsenigo?

 

Scrittore, regista, pittore, fotografo, ma anche sommozzatore e studioso delle barriere coralline, Vittorio Orsenigo (Milano,1926) è un ingegno poliedrico, un eclettico Renaissance Man che nella sua scrittura sa unire il riso patafisico di Jarry -di cui mise in scena l’ Ubu Roi  al Piccolo Teatro di Paolo Grassi e Giorgio Strehler- a un mirabolante uso della divagazione. Attivo per molti anni nell’industria metallurgica di famiglia, dismessa nel 1990, è stato a lungo un autore “segreto”, per poi rivelarsi in tarda età per uno di quei “piccoli maestri” che sono il sale della letteratura. Tra i suoi molti testi narrativi sono da ricordare almeno La linea gotica, Settore editoriale (con la prefazione di Giuseppe Pontiggia, suo amico ed estimatore), Commedianti a Milano, L’uccellino della radio, Visite guidate, A Enea Finzi non sparano in fronte, fino al recente Viaggio di nozze e sedazione. È apprezzato autore di aforismi e maȋtre chocolatier per diletto.

 

Vittorio Orsenigo, Di male in peggio

€ 16,00Prezzo
  • Copertina: morbida.

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